La sindrome da overtraining: sintomi e rimedi

Quando sport e fitness non sono ben calibrati, si può verificare uno stato di affaticamento oltre la norma, senza dubbio da non sottovalutare, che si manifesta, tramite segnali specifici, sia fra atleti professionisti sia in semplici frequentatori di palestre. Stiamo parlando della Sindrome da Sovrallenamento o OTS (Overtraining Syndrome), di cui vogliamo cercare di chiarire i sintomi e dare alcune indicazioni di massima sui rimedi per la prevenzione.

In sostanza, per la sindrome da overtraining dobbiamo intendere una ridotta capacità del nostro corpo di far fronte ad un aumento dell’intensità di allenamento e del suo carico, contestuale ad alimentazione e riposo inadeguati. Tra gli indizi più evidenti, si riscontrano, nell’atleta, alterazione del tono dell’umore e del comportamento, irritabilità mal motivata, irregolarità del sonno e, nei casi più gravi, anche depressione e sforzi cardiaci.

Non a caso, infatti, la sindrome da sovrallenamento agisce a livello del sistema nervoso centrale, determinando una fragilità generale nell’organismo, che si traduce negativamente anche nella vita di relazione, la quale diventa, a sua volta, altra fonte di stress. Alcuni studi a riguardo, hanno riscontrato un aumento delle infezioni respiratorie in atleti sovrallenati: ad esempio, si è valutato che un esercizio prolungato oltre i 90’, sia aerobico, come corsa, nuoto o bicicletta, sia anaerobico, come pesi ed allenamenti di forza, può diminuire la concentrazione dell’aminoacido glutamina, integratore delle funzioni di difesa delle cellule, causa di una minore capacità dell’organismo contro gli agenti esterni.

Un altro sintomo di overtraining può essere rappresentato da affaticamento muscolare eccessivo, associato a dolori molto frequenti, non necessariamente intensi, ma costanti, con conseguente diminuzione della rendita nelle performance atletiche, sino ad arrivare persino a fragilità ossea ed osteoporosi precoce. In alcuni casi, più gravi, si manifesta anche con una diminuzione cardiaca, poiché un allenamento eccessivo può rallentare la frequenza dei battiti del cuore.

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Nelle atlete di sesso femminile, inoltre, si può riscontrare un ulteriore effetto negativo a causa di uno squilibrio ormonale, al punto che, nella maggior parte delle donne colte da questa sindrome, si è addirittura verificata l’amenorrea, vale a dire l’interruzione del ciclo mestruale.

Attenzione dunque alle cause che possono portare a reazioni fisiche di questo tipo a seguito di allenamenti sportivi: potrebbe essere una crescita irrazionale del volume e dell’intensità degli esercizi, così come una monotonia dell’allenamento o un ambiente esterno sfavorevole a rapporti umani sereni (ad esempio, contrasti con il personal trainer).

Non a caso, fra i primi rimedi che vogliamo suggerire, c’è proprio quello di seguire un coach professionista, esperto nella sua materia, e che non trasformi la palestra in una passerella di moda, o in un’esibizione di muscoli. Affidarsi dunque ad un tecnico serio e motivato, possibilmente in collaborazione con personale medico, e che aiuti, oltre che negli esercizi fisici, anche e soprattutto ad ascoltare il linguaggio del proprio corpo, e a saper alternare la fase di fatica a quella del riposo.

Ovviamente, poi, l’ideale accompagnamento ad un corretto allenamento fisico, prevede anche un’adeguata alimentazione: importante è bilanciare l’ingestione delle calorie necessarie (utilissimo, in questo caso, il consiglio di un nutrizionista), così come è fondamentale una giusta idratazione, integrando l’acqua (molta) a bevande idrosaline, specie in attività agonistiche di resistenza, come il ciclismo o la corsa. Non fare mai mancare, nella dieta, la giusta dose di carboidrati che, oltre ad essere buoni e gustosi…sono l’ideale per rigenerare le scorte di zuccheri ed energie. Inoltre, specie in casi di allenamenti dilettantistici, per semplici appassionati e per chi ambisce a mantenersi in forma pur senza obiettivi agonistici importanti, si consiglia di non esagerare, in termini di intensità e frequenza, con esercizi troppo pressanti e, soprattutto, non improvvisati, senza mai allenarsi per più di un’ora, qualunque sia l’attività fisica seguita, dagli attrezzi, ai pesi, alla corsa, ecc.

Fondamentale, infine, alternare esercizi più pesanti ad altri meno faticosi, così come intervallare giorni in cui non si pratica l’allenamento, per una sorta di pausa, sia fisica che mentale, proprio come avviene anche per la sindrome di Stendhal. Perché, in fondo, anche lo sport è arte.

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