Corridori passati alla storia (parte 3): Emil Zatopek

“La Locomotiva Umana”: così fu chiamato Emil Zatopek, nato a Koprivinice, Repubblica Ceca, il 19.9.1922, uno dei più grandi podisti della storia olimpica, straordinario corridore della lunga distanza, esempio di perseveranza e forza d’animo sportivi. Una vera e propria “Locomotiva”, inarrestabile, che correva con la testa piegata all’indietro, e quasi sempre con una smorfia di sofferenza sul viso, con uno stile lontano dall’armonia tradizionale dell’atletica, ma con una resistenza e una forza degne di un gigante.

La sua più grande impresa, senza dubbio, fu la tripla medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Helsinki 1952, di cui divenne l’uomo simbolo quando, ormai trentenne, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, trionfò prima nei 5.000 e nei 10.000 mt. piani e poi, non ancora soddisfatto, decise all’ultimo momento anche di gareggiare nella maratona, di 42.195 mt, al termine della quale, fra l’entusiasmo del pubblico, conquistò la sua terza, impareggiabile, medaglia d’oro, stabilendo anche il nuovo record olimpico. Quello che non tutti sanno è che l’atleta ceco, prima di questa apoteosi, non aveva mai corso una maratona!

Il giorno della maratona, il 27 luglio, infatti, lungo i viali alberati di Helsinki, Zatopek era al suo esordio assoluto sulla distanza dei 42 km. Nella patria del finlandese maratoneta Paavo Nurmi, eroe di casa, nove volte campione olimpico, la sua strategia per la gara, che vedeva comunque favorito l’inglese Jim Peters, detentore del record mondiale, era semplice: voleva seguire la tattica di quest’ultimo, che riteneva il più esperto.

E così fu: al ritmo incalzante della corsa del britannico, Zatopek rispose standogli ostinatamente attaccato, addirittura, a volte, parlandogli chiedendogli pareri sul suo ritmo! Peters, forse stremato da se stesso, non terminò la gara, mentre Emil Zatopek la concluse con una straordinaria accelerazione, entrando da solo nello stadio olimpico, che gli tributò una standing ovation. Una singolare coincidenza portò la moglie Dana Ingrova, atleta di giavellotto, in quella stessa giornata, ad avere la meglio sulle avversarie.

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Zatopek fu il precursore di una particolare tecnica di gara, cosiddetta “interval-training”, vale a dire una ripetuta serie di 400 metri, interrotti da 200 metri di recupero, ancora oggi alla base della preparazione atletica dei mezzofondisti. La sua carriera iniziò agli Europei di Oslo del 1946, quando realizzò il quinto posto nella finale dei 5000 mt, seguito poi dalla vittoria, nello stesso anno, dei 10.000 ai giochi interalleati di Berlino. Alle Olimpiadi di Londra del 1948, divenne medaglia d’oro sempre nei 10.000, e argento nei 5.000.

Da quel momento, Zatopek divenne uno degli avversari più temuti in ogni gara, guadagnando premi e risultati fino al 1954, imbattuto per ben sette anni e 38 gare quando, con un’altra impresa leggendaria, ottenne i suoi ultimi due primati del mondo, portando, in sole 48 ore, il limite dei 5.000 a 13’57″2 e quello dei 10.000 a 28’54″2, entrando nella storia come il primo corridore di tutti i tempi a vincere i 10.000 metri sotto la mezz’ora. Scadente risultato, invece, ai successivi Giochi Olimpici di Melbourne del 1956 quando, ormai 34enne, ed estremamente provato nel fisico da una carriera straordinaria fino a quella competizione, concluse la maratona solo al sesto posto.

Dopo la fama della carriera sportiva, assieme alla moglie, divenne una figura di spicco della dissidenza cecoslovacca, tanto che fu tra i firmatari del manifesto di Alexander Dubcek, eroe della Primavera di Praga nel 1968: tale presa di posizione costò cara a Zatopek, che pagò la propria idea d’indipendenza con l’espulsione dalle fila dell’esercito e dalla capitale, confinato tra le montagne. Lì lavorò come addetto ad una stazione di servizio e come minatore, riemergendo solo dopo il 1989, con il crollo del regime comunista, riacquistando la dignità nazionale meritata con lo sport.

 

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